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Ne parla anche Draghi.

“Questo Governo conferma l’impegno a inserire lo sviluppo sostenibile in Costituzione”.

Lo ha detto al Senato il nostro Presidente del Consiglio nel suo discorso programmatico lo scorso febbraio. E chi lo ha già letto sa bene quanto il PNRR -Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Next Generation Italia) sia un’altra chiara testimonianza di quanti sforzi il Governo stia profondendo per andare in questa direzione.

Sostenibilità è una parola che rimbalza sulle bocche di tutti da diverso tempo ormai ma quando si entra nel vivo della conversazione ci si rende agilmente conto che la stragrande maggioranza di chi ne parla non ha affatto compreso di che cosa si tratti esattamente.

Mi sembra opportuno quindi riproporne una sintesi per fornire una cornice quanto più possibile chiara del tema anche perché, forse a causa del gran numero di acronimi con cui ci si riferisce ad argomenti ad essa correlati, la confusione regna sovrana.

Prima di cominciare dichiaro con sincerità i miei obiettivi:

– far comprendere che quando si parla di sostenibilità non ci si riferisce solo a tematiche ambientali

– sottolineare quanto la questione abbia un taglio assolutamente economico, oltre che etico, e che, non a caso, il primo a prendere una decisa posizione in merito sia stato il mondo della finanza.

Cominciamo quindi dalla definizione di sviluppo sostenibile, datata 1987 e presentata, per la prima volta, nel c.d rapporto Brundtland (Our Common Future), un documento pubblicato dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED) nel quale si legge: «Lo sviluppo sostenibile [sustainable development] è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri».

E ancora “Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”.

Al centro dell’attenzione, quindi, c’è un modello di “sviluppo” che garantisca continuità all’umanità, nel rispetto di un patto intergenerazionale che consenta alle generazioni future di poter soddisfare i propri bisogni come quelle attuali stanno soddisfacendo i propri.

Come riuscirci? Quali caratteristiche dovrebbe avere un tale modello di sviluppo?

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