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La gestione dei conflitti rappresenta un tema di grande attualità in un periodo così nuovo e per certi versi turbolento come quello della emergenza sanitaria che ci ha coinvolto nell’ultimo anno. Il cambio di abitudini, di relazioni e di logistica ha creato non pochi problemi organizzativi, ma anche relazionali tra i collaboratori e con le gerarchie di studio (e nelle aziende). Ciascuno ha reagito al cambiamento con il proprio carattere e ci si è trovati di fronte a nuovi equilibri da salvaguardare. I conflitti sono così esplosi a diversi livelli, generando nelle organizzazioni situazioni che hanno richiesto gestione per evitare che generassero problematiche maggiori.

La materia prende il nome di conflict management ed è una vera e propria disciplina, che da anni elabora soluzioni comunicative e relazionali atte a dare riposta a tutte quelle situazioni di conflitto che possono, se prese in tempo e gestite adeguatamente, rappresentare una risorsa per una organizzazione, come un vero problema foriero di conseguenze negative, se mal gestire o non gestite affatto.

I conflitti sono parte integrante di una organizzazione, quindi l’obiettivo non è arrivare a non averne, bensì saperli gestire efficacemente. Esattamente come si negoziano accordi economici (c.d. negoziazione di business), si negoziano idee, attività, carichi di lavoro, priorità, responsabilità per prevenire i conflitti o per gestirli una volta sorti. Il conflitto se ben gestito diventa così “confronto”, se mal gestito diventa “scontro”.

DOVE NASCONO I CONFLITTI IN STUDIO

I conflitti all’interno di uno studio professionale possono nascere da diverse situazioni, vediamo le principali, in modo da poter condurre una riflessione e individuare se ciascuno di noi nel proprio contesto vive situazioni analoghe:

  • Diversi punti di vista: ciascuno ha una posizione all’interno di uno studio da cui guarda le cose e, ovviamente, ciò determina diverse interpretazioni e ricostruzioni, con la convinzione soggettiva che il proprio modo di vedere sia l’unico o il migliore.
  • Diversi valori: ciascuno ha propri valori-guida che determinano la gerarchia delle priorità: c’è chi mette la famiglia al primo posto e chi il lavoro; chi pone la trasparenza come primo valore e chi la coerenza; chi ama lavorare in team e chi si sente un individualista; chi mette al centro i soldi e il guadagno e chi la qualità di vita. La diversa gerarchia valoriale determina conflitti con i capi, con i colleghi e nella gestione delle priorità di studio. Ciascuno utilizzerà il proprio metro valoriale per “misurare” i comportamenti altrui, non trovandosi di conseguenza d’accordo con le scelte fatte dagli altri. Un esempio è per l’orario di lavoro in studio, per la flessibilità a lavorare anche oltre gli orari canonici, oppure nel week end.
  • Promesse mancate: una fonte di stress e di conflitto sono tutte le promesse fatte dai capi (tipicamente) che non vengono mantenute e su cui i collaboratori hanno riposto affidamento; si tratti di promesse economiche (premi, aumenti, partecipazioni, avanzamenti di carriera).
  • Competizione: sgomitare, cercare di emergere, avere la leadership. Un ambiente competitivo, magari dove la regola è il “divide et impera”, è sicuramente fonte di grandi conflitti e guerre interne anche in uno studio professionale.
  • Stress: i ritmi di lavoro eccessivi, le continue scadenze, la pressione delle responsabilità a lungo andare accende gli animi e costituisce l’humus ideale dei conflitti in studio.
  • Ingiustizie e preferenze: se volete creare situazioni di conflitto in studio potete procedere con scelte arbitrarie (diverso da “discrezionali”, che andrebbero anche bene) fondate su preferenze, privilegi, e più in generale, situazioni vissute come ingiustizie.

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