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Il tema della gender equality e della gender gap, delle qualifiche al maschile o al femminile riempiono i giornali e le discussioni, persino in ambito politico, stante gli ultimi avvenimenti dove un punto da decidere è stata la qualifica del Presidente del Consiglio dei Ministri, dal momento che per la prima volta nella Repubblica italiana siede sul podio più alto del Governo una donna e quindi per la prima volta si pone la questione se declinare la carica al femminile o lasciarla da tradizione al maschile.

Non è certo questa la sede per fare disquisizioni su cosa sia più giusto o più opportuno e ogni posizione è legittima in materia. Vogliamo, invece, fare il punto nella professione forense tra approccio femminile alla professione e approccio maschile. Uomo e donna – per fortuna – hanno molte differenze e sotto diversi aspetti: dai processi decisionali, alla comunicazione, alle capacità empatiche, alla gestione delle emozioni, alle capacità organizzative e così via. Sono diversi gli uomini e le donne e ciò non è e non deve essere affatto un problema e neppure un limite, tantomeno il presupposto per assurde differenze di ruoli, di carriera, di opportunità, di guadagno. Vogliamo, dunque, andare oltre certe precisazioni, che ci sentiamo di dare per acquisite, anche se – haimé – non lo sono ancora del tutto e per tutti.  Il nostro viaggio nelle differenze di genere anche nella professione forense ha la funzione di capirne le peculiarità e i punti di forza, verso una loro valorizzazione reciproca, piuttosto che omologazione. Le diversità di uomo e donna dal punto di vista della comunicazione verbale, paraverbale e non verbale sono sotto gli occhi di tutti, si tratta ora di capirne le ragioni e, cosa più importante, le applicazioni utili in ambito professionale, perché ciascuno, senza snaturarsi possa invece mettere a frutto tutte le risorse naturali, culturali e caratteriali che possiede.

Una vera squadra compatta e motivata è composta da persone che possono ciascuna realizzare sé stessa in team, invece di omologarsi.

Se volete formarvi in modo serio sulla materia, senza addentrarvi in lettura scientifiche troppo complicate, vi consiglio i libri di Louann Brizendine, neuropsichiatra dell’Università della California, che ha pubblicato “Il cervello delle donne” e “Il cervello dei maschi”, dove spiega in modo magistrale l’evoluzione del cervello umano dalla nascita all’età adulta e perché e come si differenziano, formando due esseri, l’uomo e la donna che – come diceva il mitico Massimo Troisi – “sono i meno adatti per sposarsi”. Scherzi a parte, per tutti e in particolare per chi è genitore, dovrebbe essere una lettura fortemente consigliata per capire meglio i propri figli, sé stessi e i propri colleghi di lavoro. A ciò potremo anche aggiungere una ulteriore considerazione, che non esistono solo due generi, ma ne esistono diversi, e quindi la gender equality e l’approccio di valorizzare le differenze dovrebbe riguardare tutte le differenze: sessuali, culturali, religiose, di età. Un società inclusiva, così come una categoria professionale inclusiva, uno studio inclusivo è molto più forte di ogni distinguo.

Altra premessa necessaria: di tutto quello che diremo dovremo fare necessariamente delle generalizzazioni; pertanto, è ovvio che caso per caso ci saranno eccezioni e peculiarità soggettive. Le generalizzazioni ci servono per poter individuare e parlare dei tratti salienti che caratterizzano nella comunicazione e nella gestione delle attività anche professionali, uomini e donne, le due catyegorie principali trattate in questo articolo.

Infine, non vi è alcun giudizio di merito su ciò che è meglio o peggio, buono o cattivo, o altro in ciò che verrà di seguito analizzato, riporteremo come se fossero dati le relative differenze. Il nostro vuole solo essere un viaggio da esploratore in un mondo affascinante fatto differenze e di similitudini. Come un buon cameraman ci limiteremo a filmare e prendere atto di ciò che troveremo.

LA PROFESSIONE FORENSE AL FEMMINILE: QUESTIONE DI EMISFERI

Vediamo innanzitutto perché le donne sono in linea di principio più intuitive degli uomini e cosa produce questa caratteristica.

Sappiamo che il cervello si compone di due emisferi, il destro e il sinistro; sappiamo inoltre che ciascun emisfero si caratterizza per un particolare modo di funzionare, un particolare modo in cui è cablato: l’emisfero sinistro è sede del linguaggio, scrittura, ragionamento, logica e lavora in modo concentrico, cogliendo le similitudini e ripetendo a fotocopia. Tutte le attività che richiedono un metodo, ripetitività, costanza, sono dominate dall’emisfero sinistro del cervello.

L’emisfero destro, invece, è la sede della creatività, dei colori, della spazialità; funziona, a differenza del sinistro, in modo radiale, cioè cerca soluzioni innovative – la c.d. “terza via” per risolvere i problemi. I due emisferi sono uniti da un fascio di fibre chiamato corpo calloso, che permette ai due di lavorare insieme. Se questo corpo calloso fosse reciso, i due emisferi non avrebbero più il ponte per comunicare e sarebbero isolati, con esiti disastrosi.

Il corpo calloso nel cervello femminile è più grande di quello maschile, pertanto le donne riescono a coordinare meglio il funzionamento dei due emisferi, combinando un numero maggiore di dati prima di prendere una decisione. Poiché l’intuito è la risultanza del funzionamento dei due emisferi, il cervello femminile ha la capacità di portare avanti in parallelo più operazioni mentali e quindi il cervello destro può continuare a portare avanti operazioni creative anche mentre il sinistro sta seguendo percorsi più sequenziali. Da qui nasce l’intuito femminile. Da qui, inoltre, nasce la sensazione del multitasking femminile, ciò la capacità di portare avanti più attività contemporaneamente. In realtà le due cose non vanno confuse: operazioni mentali parallele sono possibili, perché ogni emisfero segue il suo “percorso” decisionale, ma le attività che ciascuno compie richiedono attenzione e la nostra mente può prestare attenzione ad una attività alla volta, per cui il multitasking come lo intendiamo noi in ambito lavorativo, per esempio, non esiste. Esiste invece il saltare velocemente da un’attività all’altra, spostando la relativa attenzione, con la conseguente sensazione di fare più cose insieme, quando invece stiamo facendo i saltinbanco da un’attività all’altra, con rischio di errori, dimenticanze e aumento dello stress.

SCELTE EMOTIVE E SCELTE RAZIONALI

Si è dimostrato come le scelte che compiamo siano il mix di aspetti emotivi e aspetti razionali. Si è altrettanto dimostrato come l’ultimo anello della catena decisionale sia fortemente intriso di emotività, perché l’essere umano è un essere emotivo e non razionale. Pertanto, ricordate che i vostri clienti vi sceglieranno a feeling, prima che a ragionamento. Se c’è il feeling si procede ad approfondire la conoscenza entrando nei dettagli organizzativi, mentre se il feeling non c’è, non si procederà oltre.

Ciò che viene affermato è che le donne sono emotivamente più coinvolte rispetto agli uomini nelle scelte. Alla base di tutto ciò ci sono i neuroni specchio, base dell’empatia, e la corteccia frontale dorsolaterale, che nel cervello femminile risulta più spessa rispetto all’omologo maschile. Questa area del cervello è deputata alla memoria a breve termine, ma soprattutto ai processi decisionali. Poiché quest’are è collegata alle aree “limbiche” del cervello, cioè alle aree sede dell’emotività, ecco che i processi decisionali vengono maggiormente interessati dall’intervento delle emozioni.

Se, in sostanza, l’uomo tende maggiormente ad usare la logica e la sequenzialità nella risoluzione dei problemi o nell’affrontare sfide, la donna tende a ragionare meno in termini di probabilità e più in termini di intuito. Il cervello femminile, di nuovo, tende a valutare più variabili rispetto a quello maschile. Per questo sembra che a volte impieghi più tempo a decidere, perché deve combinare più dati e anche di natura diversa, emotivi e razionali, prima di prendere la decisione.

Nel cervello maschile le connessioni neuronali corrono all’interno dello stesso emisfero e seguono percorsi più “standard” e veloci; nel cervello femminile, invece le connessioni corrono trasversali tra i due emisferi (attraverso il corpo calloso) e quindi combinano più dati per risultati sicuramente più precisi e completi, ma a volte più dispendiosi di tempo.

Poiché la densità di connessioni neuronali è maggiore nel cervello femminile, anche in aree come quelle deputate alle emozioni e la concentrazione di neuroni specchio è maggiore nel cervello femminile, ecco perché le donne risultano più emotive, sono più attente nelle relazioni alle sfumature della comunicazione non verbale e sono molto più empatiche dell’uomo.

Sfatiamo infine la famosa differenza esistente tra i due sessi circa la capacità di ricordare i particolari e più in generale la maggior capacità delle donne di ricordare episodi e situazioni.

L’amigdala, centro delle emozioni, nelle donne funziona diversamente, attivando più frequentemente l’ippocampo, sede dei ricordi. Quanto più i ricordi sono accompagnati da emozioni, tanto più sarà facile immagazzinarli e poi recuperarli successivamente (memoria). Ecco perché le donne ricordano più facilmente appuntamenti, episodi passati, gli anniversari, particolari nel vestire e gli uomini sembrano sempre dei pesci rossi con la memoria di 9 secondi quando s parla di anniversari e date. Questo particolare rapporto tra amigdala e ippocampo è anche alla base della diversa reazione alle forti emozioni, quali stress, paura e tensioni: nell’uomo gestisce prevalentemente l’amigdala tutto, scatenando le reazioni ancestrali legate all’azione, mentre nella donna i due interagiscono, portando a reazioni più contenute dal punto di vista dell’azione e più portate all’emotività e all’affettività, di cui il pianto è spesso espressione.

E NELLA PROFESSIONE FORENSE?

Il viaggio nei due mondi del maschile e del femminile è solo all’inizio e ci vorrebbe un volume intero per sondare tutte le specificità dei due; in conclusione, quindi, cerchiamo di tirare le fila per ciò che riguarda la professione forense e per capire come le differenze possono essere un mix fantastico per il futuro della categoria. Sappiamo che il futuro della professione è diretto verso organizzazioni di studio di medie dimensioni: studi associati, stp, sta, reti professionali. Sappiamo che queste strutture per reggere necessitano di una organizzazione e di competenze diverse al proprio interno e non solo competenze specialistiche giuridiche, ma anche competenze comunicative, di gestione dei conflitti, di selezione dei collaboratori, di formazione e crescita dei giovani, di tutela di situazioni delicate come la maternità, di marketing verso l’esterno, di gestione innovativa del cliente. Oggi il rapporto CENSIS 2022 ci riporta che in Italia sono 241.830 gli avvocati iscritti a fine 2021, con una riduzione di 1604 unità rispetto al precedente anno. Il 52% della professione è maschile, con 126.000 avvocati e 115.000 avvocate. Ebbene, le differenze di approccio e le peculiarità dei due generi potranno solo essere benefici in futuro se sapremo coniugarli e farli coesistere sinergicamente, invece di rappresentare barriere od ostacoli come in passato.

07/11/2022
| di Mario Alberto Catarozzo | Formatore e Coach specializzato sul target professionisti dell’area legale
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