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Partita IVA unico committente: come funziona?

La Partita IVA Unico Committente, conosciuta in alcuni casi anche come “Falsa Partita IVA”, identifica un particolare rapporto di lavoro tra un soggetto con P.IVA e un datore di lavoro. Sono diverse le nozioni da apprendere relativamente a questo rapporto lavorativo, che è stato riscritto – a livello normativo – con il D.Lgs 81/2015, conosciuto anche come Jobs Act.

Partita IVA Unico Committente: cos’è

All’interno di un’azienda, di qualsiasi dimensione, possono operare principalmente due tipologie di lavoratori: i lavoratori dipendenti, regolarmente assunti dal datore di lavoro, o le Partite IVA, che instaurano un rapporto di collaborazione con l’impresa.

La Partita IVA, per natura e definizione, è libera di operare per diversi committenti, a seconda delle sue esigenze e delle proposte commerciali. In alcuni casi, però, si verifica la situazione per cui una Partita IVA lavori esclusivamente per unico committente. In questa eventualità, appunto, si parla di Partita IVA Unico Committente.

Partita IVA Unico Committente o dipendente? La distinzione da sapere

È chiaro che, in molti casi, a un primo impatto non sussistono differenze tra il lavoratore dipendente e la Partita IVA Unico Committente. In realtà, a livello fiscale le differenze sono notevoli. Infatti, alcune aziende tendono a propendere per questa soluzione qualora necessitino di risparmiare sul personale, poiché, a livello fiscale, una Partita IVA costa meno rispetto a un dipendente.

Il problema, al contrario, è in capo alla Partita IVA. Infatti, può succedere che un soggetto, sotto richiesta esplicita dell’azienda, scelga di aprire Partita IVA per non perdere il posto di lavoro, senza però avere una retribuzione adeguata a rispondere alle esigenze fiscali e, per di più, con l’obbligo di lavorare per un unico committente. In questo caso si parla di Falsa Partita IVA.

Partita IVA Unico Committente: le tutele

Chiaramente, la legislatura si è mossa per tutelare le Partita IVA Unico Committente oggetto di abuso da parte dei datori di lavoro. In tal senso è stato inserito il principio di “presunzione di subordinazione”, che si innesca quando si verificano 3 condizioni:

  • prestazione solo personale (non vi sono possibilità per la P.IVA di collaborazioni esterne),
  • continuativa (la collaborazione è continuativa),
  • organizzata e ripetitiva (la P.IVA ha una sede e degli orari fissi da rispettare).

Quando si verificano queste 3 condizioni significa che la P.IVA è considerata alla stregua di un dipendente, diventando quindi una Partita IVA Unico Committente, senza però una retribuzione adeguata. In tal caso, secondo il Jobs Act, essendo un abuso di collaborazione esterna, il datore di lavoro è costretto a regolarizzare la collaborazione (attraverso l’assunzione) e a corrispondere gli arretrati retributivi e fiscali.

Partita IVA Unico Committente: quando è prevista

La normativa, però, evidenzia delle deroghe relativamente ad alcuni settori. Ovvero, la Partita IVA Unico Committente è consentita qualora ci siano:

  • Accordi sindacali o CCNL che la prevedano;
  • Prestazioni offerte da P.IVA iscritte a Ordini Professionali;
  • Prestazioni offerte da membri di organi di controllo o amministrazione dell’azienda;
  • Prestazioni verso associazioni sportive e dilettantistiche riconosciute dal CONI.

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