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La Comunicazione non è una competizione

In molti casi, e in particolar modo nel corso degli ultimi mesi, ho avuto la sensazione che la comunicazione fosse affrontata da alcuni professionisti, come una competizione tra studi.

Una sorta di start nel quale, proprio come nelle gare di atletica, è solo il più veloce, colui o colei che taglia il traguardo, che si aggiudica la medaglia d’oro.

Mi sono soffermata su questo, a pensare, analizzarne, i motivi, le cause.

Vi chiederete se sono arrivata ad una conclusione? Si.

La comunicazione da alcuni viene trattata proprio come se fosse una competizione, ma questo, in particolar modo, a mio avviso, accade a causa di un appiattimento dei contenuti, di una mancanza di originalità, della carenza di spunti, ma anche per la scarsità di coraggio e della voglia di mettersi in discussione e distinguersi dagli altri utilizzando le armi della competenza e della genialità. E allora?

Allora a quel punto l’unica arma resta la velocità, se batto gli altri sul tempo, arrivo primo e la mia comunicazione sarà più efficace. Errato. Il sillogismo così non regge.

Infatti spesso e volentieri la rapidità di comunicazione, si porta dietro, poca cura nel modo e nello stile del comunicare, mancanza di riguardo nei confronti dei tempi di altri colleghi e clienti (spesso precedentemente concordati), assenza di una pianificazione estesa che punta su varie uscite accuratamente distribuite, e incoerenza tra i vari canali di comunicazione.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le conseguenze concrete di una comunicazione basata unicamente sul voler bruciare i tempi.

“La fretta è cattiva consigliera”, recita un noto proverbio, e i proverbi vanno ascoltati, sempre!

Lanciare infatti una comunicazione, senza rispettare i tempi concordati con altri advisor/clienti ha come conseguenza quella poi di dover correggere a seguire la comunicazione stessa, di apparire agli occhi dei giornalisti, che conseguentemente a questo vedono arrivare nella propria casella di posta elettronica due o più comunicati riguardanti la medesima notizia, come incapaci di coordinarsi.

Ma c’è di più, spesso la fretta e il voler bruciare gli altri per una manciata di minuti, avviene a scapito della cura della comunicazione stessa, dell’assenza di coordinamento tra i vari mezzi di comunicazione, per cui quando l’utente raggiunto dalla comunicazione vuole approfondire non trova supporto e coerenza.

Ne vale davvero la pena?

A mio avviso no, vale la pena invece pianificare, pensare, spingersi oltre, ideare, innovare, giocare con le proprie competenze con originalità.

E allora non impostate la vostra comunicazione semplicemente sul concetto di rapidità, non è quello che vi porterà a primeggiare, ma la capacità di emergere, di mantenere un linguaggio coerente con la vostra immagina, l’abilità di trasformare le competenze in contenuti unici. Non è il nome primo della lista di advisor all’interno di un comunicato a fare percepire la vostra bravura, ma la costanza dell’esserci, la diversificazione dei contenuti a seconda dei mezzi di comunicazione, il calibro del vostro piano di comunicazione, lo spessore della vostra presenza sugli altri.

Ogni cosa a suo tempo e con il giusto modo!

Gentile professionista,
piacere di conoscerti

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