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Un’epoca in cui i cittadini avrebbero potuto creare da sé contratti, ricorsi e moduli sembrava lontano, se non impossibile. Invece è quello che potrebbe cominciare ad accadere nel prossimo futuro, sull’onda delle novità che sta portando con sé la nuova forma tecnologia rappresentata dal chatbot lanciato solo due mesi or sono dalla società OpenAI: ChatGPT.

Il futuro della consulenza legale?

Sappiamo che la tecnologia chatbot esiste da tempo ed è rappresentata da software che sono in grado di dialogare con l’essere umano, fornendo risposte ai quesiti e producendo contenuti coerenti con le richieste umane. Il punto è che ChatGPT rappresenta un salto qualitativo notevole che l’intelligenza artificiale compie, con capacità di ragionamento, analisi e soluzioni creative mai viste prima. Ora l’intelligenza artificiale simula in tutto e per tutto l’intelligenza umana, fornendo contenuti alla pari se non superiori. Certo, molti potrebbero obiettare, manca la parte emotiva dell’essere umano, la relazione, l’intuito e la capacità di andare oltre la mera risposta al quesito. È anche vero che da tempo sono in corso studi per colmare questi gap e potete stare certi che quanto prima la soluzione verrà trovata, rendendo praticamente indistinguibile la relazione umana e quella con l’intelligenza artificiale.
Questa prospettiva fa sognare alcuni e fa rabbrividire altri. Mi rendo conto che lo scenario è fantascientifico e che non siamo abituati ad immaginare, ma soprattutto considerare, questo come uno scenario “normale”, parte della quotidianità. Esattamente come le generazioni di avvocati prima dell’attuale non avrebbero mai creduto al fascicolo telematico, all’abbandono della carta (per non parlare della penna), alla relazione a distanza che avrebbe sostituito quella in presenza, alla pec, all’escussione dei testimoni in videoconferenza e alla pratica professionale da da remoto (come avvenuto durante la pandemia). Figuriamoci, poi, immaginare il giudice-robot e l’intelligenza artificiale emettere sentenze. Impossibile, diranno molti. Come impossibile sembrava solo pochi decenni or sono che lo studio legale sarebbe diventato una attività imprenditoriale, cosa che oggi è oramai acclarato, salvo qualche nostalgico dei tempi che furono, che non accetta l’evidenza dei fatti. Come sempre, non prendo posizioni in merito, ogni opinione è legittima, mi limito a portare la fotografia della realtà, per aiutare ciascuno a fare i debiti conti e non rimanere in uno scenario decontestualizzato.

ChatGPT, avvocati e Machine Learning

Gli algoritmi alla base dell’intelligenza artificiale sono solo una delle componenti del cambiamento; altra novità sono i software che si basano sulla AI e combinano i dati per apprendere, ragionare e produrre soluzioni. Stiamo parlando del Machine learning, capacità di autoapprendimento e di cambiamento continuo dei nuovi sistemi di interazione. Se volete attivare chatGPT per toccare con mano le sue potenzialità (è possibile dialogare anche in italiano con il software) basta collegarsi al sito di OpenAI e aprire il proprio account). Le operazioni che potete compiere con questo chatbot evoluto sono impressionanti. Dalla correzione di bozze di uno scritto, alla compilazione di documenti, allo sviluppo di contenuti, alla risoluzione di problemi alle risposte alle vostre domande. Sembra non esserci limite alle possibilità applicative del sistema. Ovviamente, prestate attenzione alle copie e ai siti che si camuffano per sembrare il sito ufficiale. Il sistema, come ogni forma di Machine Learning, cresce ogni giorno, impara dalle richieste degli utenti e migliora con il supporto della comunità internazionale di esperti. Tutto questo come può interessare il settore legale e la professione dell’avvocato?

ChatGPT e professione legale

Pensate che sia impossibile che un cittadino comune rediga un atto di citazione? Oppure un decreto ingiuntivo? O il ricorso contro una cartella di pagamento? Non più. Con il nuovo sistema di intelligenza artificiale alla base di chatGPT è possibile. Certo, le idee chiare su cosa ottenere deve averle chi interagisce con il sistema, quindi non tutti saranno in grado di fare le richieste giuste, utili a produrre il contenuto desiderato. Ma, come spesso accade, è più un problema dell’umano che fa le domande, più che del sistema che fornisce le risposte. Diciamo qui che è possibile potenzialmente produrre ogni tipo di atto e avere ogni tipo di risposta da ChatGPT; il vero problema è sapere cosa chiedere, inserire i dati giusti e completi e saper poi capire se il documento prodotto è utile ai propri scopi. Per questa ragione possiamo qui affermare che al momento decisamente questo nuovo sistema di chatbot non può sostituire il lavoro di un legale verso i propri clienti. Anche vero, però, che dobbiamo specificare di quali clienti parliamo. Se paliamo del cittadino e dell’uomo della strada, sicuramente questo potrà avere una prima consulenza, capire un po’ meglio un certo contenuto, ma non produrre contenuti finali completi e utili al proprio caso (oltre al fatto che la legge prevede ancora che la difesa tecnica avvenga in giudizio da professionisti abilitati e l’autodifesa non è al momento contemplata, salvo alcune eccezioni). Ma se ci spostiamo su un target differente, quali i giuristi d’impresa, lo scenario cambia.

Giuristi d’impresa e ChatGPT

Per questo target evoluto di utenza avere un collaboratore a disposizione a cui sottoporre ricerche, quesiti, verifica di documentazione può essere una vera panacea. Chi ha già una cultura giuridica di base ed è specializzato in un certo settore, può giovare a piene mani di questa nuova tecnologia. Vuol dire avere un assistente a propria disposizione per i pareri legali, per le ricerche normative, giurisprudenziali e dottrinali. Vuol dire avere una base da cui partire per la produzione di materiali normativi, avere un “compagno” di studi e un punto di riferimento (stile Sibilla Cumana) a cui rivolgere i priori dubbi. Tutto questo a detrimento della relazione con il proprio legale esterno. Per l’azienda e i giuristi d’impresa, questa può essere una vera rivoluzione copernicana. Solo il tempo ci dirà le sue evoluzioni, per capire quando la sostituzione con il legale esterno avverrà completamente, quantomeno per la consulenza.

Avvocati e ChatGPT

Un altro aspetto da considerare è la sinergia che si può creare tra i legali e questo sistema di chatbot. Partiamo dagli studenti di giurisprudenza, che potrebbero trovare un valido supporto nella preparazione degli esami e passiamo ai praticanti legali, che potrebbero esercitarsi e verificare la propria preparazione con chatGPT. Passiamo, infine, ai legali già formati e magari con anni di esperienza alle spalle: nuovo modo di fare ricerche giurisprudenziali, di consultare la normativa, di produrre atti e documenti processuali e consulenziali. Pensate solo che è già stato messo alla prova per l’esame da avvocato…con risultati sorprendenti. ChatGPT avrebbe con ogni probabilità superato l’esame scritto! Immaginate anche le capacità previsionali di un sistema di questo tipo per valutare la probabilità della decisione giudiziale; pensate all’attività di revisione degli scritti, di matching con migliaia di variabili e informazioni difficili da considerare in altro modo. Se poi estendessimo anche alle previsioni sul mercato legale, al legal marketing e all’organizzazione dello studio…le applicazioni non troverebbero più limitazione alcuna. Si tratta ora di dare tempo al tempo per vedere come si evolverà, anche perché il sistema apprende continuamento e oggi il fermento intorno ad esso è alle stelle. Pensate che nei primi 5 giorni in cui è stato reso disponibile al pubblico (30 novembre 2022) sono stati oltre 1 milione gli utenti mondiali, con domande, ricerche e utilizzi svariati. Quanto è migliorato il sistema (Machine Learning) solo nei primi 5 giorni? Ora sono più di due mesi e chissà cosa saprà produrre tra un anno.

 

13/02/2023
| di Mario Alberto Catarozzo Formatore e Coach specializzato sul target professionisti dell’area legale @MarAlbCat
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